LA TRASMUTAZIONE

 

Maria, vieni da mamma, non andare da papà poiché lui ti ucciderà.

Sì mamma vengo da te poiché tu mi darai il pan del Re.

Dietro queste mura sorge una città piena di lapidi e di sculture; dinanzi ad ognuna una croce apparirà: piccola mia bussa ad ogni porta ed ESSA, forse, ti aprirà, e mano nella mano con sé ti porterà.

Dietro queste mura sorge una città piena di lapidi e di sculture; sopra di una c’è anche il tuo nome:

Qui giace la piccola Maria: maritino mio finalmente è fatta.

Quella notte, anche un temporale imperversava sulla scorza del viandante. L’orrendo paesaggio visivo associato agli squarci, boati, con campane che suonavano a morte, rendevano ancora più tetro di quando già si possa immaginare, l’intorno.

Egli ritornava da quel lungo viaggio. L’aspetto rugoso n’evidenziava il travaglio: la superficie dei piedi ricoperta da vesciche con una notevole quantità d’acquatrina che schizzava con violenza quando si scontrava con gli aguzzi ciottoli.

Il bastone stretto tra le dita quasi al limite della definizione.

 Nel percorso una biforcazione gli si presentò ai suoi occhi vitrei: la strada da un lato da pianura che era si tramutava in salita, dall’altro c’era una ripida discesa.

Egli da dritto quale era sempre stato, intraprese logicamente la discesa.

Intanto, in lontananza fioche luci l’ho rincuoravano, seppure di poco aumentò l’andatura, anche se stremato si sforzo di raggiungere al più presto quel presunto villaggio, ove certamente avrebbe trovato ristoro. 

La ripida discesa terminò bruscamente, il paesaggio ora si presentava fortunatamente pianeggiante. La pioggia diminuiva e, stranamente come dopo una furiosa tempesta il cinguettare d’uccelli sostituì lo scrosciare rumoroso della pioggia.Musiche dal calore ipnotico echeggiano nell’aria e uno strano susseguirsi di eventi resero ancora più incomprensibile l’inquietante paesaggio.

Mura da pietre squadrate tenevano prigioniere croci, paesaggio avvolto da cupole di vetro.

 Ormai rapito da echi di note, si avviò spinto da forze invisibili verso un fantasmagorico cancello pulsante di luci, ma ancor prima di esservi trascinato vicino da elementi archetipati, un’immagine dalla luce intensa gli si presentò.

Fluttuante di fluttui armoniosi, essa galleggiava un palmo dal suolo. L’abito bianco mosso a malapena da venti inesistenti, sembrava che fosse un pulsare frenetico di una luce puntata su oggetti umani in movimento.Rapito dall’ancestrale figura di sublime dimensione, si avvicinò a lei.

Il viso, i seni occultati da veli ovattati, la mente feconda non rientravano nelle riflessioni interiori di evoluzione mediocre, per quando fosse già per me preponderante l’immagine, il verificarsi poi di un evento musicale rendeva l’incontro di proporzioni spirituali. In contemporaneo sincronismo le due mani si unirono, e quando anche l’unione simultanea dei corpi avvenne con penetrazione profonda, egli chiese:

Il verde è rosso o blu?

Il rosso è blu o verde?

Il blu è rosso o verde?

Quando l’evento si verificò ella rispose:

Ignorante, seguito da ghigno vecchiardo, susseguito da voce rauca di diecimila anni,

Il verde è rosso e blu, il rosso è blu e verde, il blu è rosso e verde.

Ed ella dolce Maria, in corvo nero si tramutò con risata scheletrica scomparve in un batter di ali nel buio pesto della notte.

Quiete estemporanea pervase il tetro paesaggio.

Vendetta è stata fatta.